CONCHIGLIE

CONCHIGLIE - Articolo di Stefania Biamonti - IL FOTOGRAFO novembre 2008Conchiglie. Semplicemente conchiglie. Eppure si intuisce fin dalla prima occhiata che per il fotografo che le ha immortalate non sono semplicemente tali. Si percepisce innanzitutto dal taglio, dalla composizione, dall'estrema cura dei dettagli. Si intravede dietro la scelta del bianco e nero e nella ricerca della luce giusta, un chiarore capace di fare uscire dall'oscurità perfino le trame più nascoste della fragile ossatura di queste piccole creature marine.
Guardando queste immagini di Damiano Bianca, fotografo umbro noto soprattutto per il suo impegno nelle antiche tecniche di stampa fotografica, la prima cosa che colpisce è la sensazione che dietro quelle figure facilmente identificabili ci sia in realtà un mistero più grande, un qualcosa di insondato ed insondabile che rimanda ad una dimensione ancestrale. Immagini immobili, statiche, che tuttavia, ad ogni passaggio, suggeriscono un movimento interiore che riporta la mente a suggestioni lontane ed inafferrabili. «Porto la conchiglia all'orecchio per ascoltare - scrive l'autore - magia di una forma che contiene l'origine. Il pulsare di vene e risacca è colonna sonora per l'occhio che solo intuisce la spira più piccola, e indugia sulla curva di crescita segnata dagli eventi».
In apparenza semplici ed immediate, queste fotografie si rivelano tuttavia cariche di poesia e di mistero a chi possiede la volontà di ascoltare.Presentate in serie, sotto forma di stampe al carbone di grande formato, queste immagini, dal profilo delicato, verranno ora offerte al pubblico all'interno di una mostra, intitolata Conchiglie. Stampe al carbone, organizzata dal gruppo LFoto presso la Sala delle Arti di Collegno. Realizzate efficacemente su carta, plexiglass e metallo, grazie al connubio tra la matericità delle antiche tecniche di stampa utilizzate e la gestione digitale dell'immagine, queste fotografie partono dunque da un approccio descrittivo e didascalico per inseguire progressivamente forme più pure ed emotive. Alcune di esse sono state realizzate invertendo i canoni classici, vale a dire utilizzando come matrice di stampa un positivo, un pigmento bianco su carta baritata sviluppata che permette alle alte luci di acquisire maggiore spessore e definizione. La semplicità compositiva e la pulizia formale servono perciò all'autore per insinuare in chi guarda il dubbio di un significato più profondo, celato tra le piccole scanalature del periostraco di ogni conchiglia. «Iperbolica sintesi che nella sectio aurea del Nautilus esplicita l'inarrestabile potenza del fluire: l'evento come somma dei precedenti proietta oltre, senza posa - annuncia Bianca e conclude con la domanda - È lecito eleggere una forma a depositaria della chiave?».

Stefania Biamonti

da "IL FOTOGRAFO" novembre 2008, pp. 18 e 19